
Protagonista del brigantaggio molisano tra Settecento e Ottocento (1776-1839)
Non venite appresso a noi. Andatevi a pigliare la testa del capitano Ricci che sta sotto la Crocella.
Infatti i briganti gli avevano staccato la testa, buttandola altrove.
Il ritorno del Re Ferdinando IV di Borbone e l’atto di clemenza espresso con regio decreto del 14 giugno 1815 invogliano i briganti a presentarsi e ne approfittarono tutti, compresi Paolo Vasile — che ottenne il salvacondotto l’11 luglio — e Fulvio Quici il 15 dello stesso mese. Finiva così la grande avventura di due briganti che per anni erano stati il simbolo della ribellione impunita e avevano acceso la fantasia degli abitanti dello stesso Molise, spesso oggetto di simpatia, talvolta d’invidia, in tante occasioni temuti e rispettati perfino dai tutori della legge, avventura terminata a lieto fine, perché il primo (Paolo Vasile) visse fino alla rispettabile età di 80 anni e il secondo (Fulvio Quici) a 63 anni, entrambi indisturbati e riveriti nella cittadina di Trivento. Per i triventini essi furono un tempo ritenuti non ladri e assassini, quali effettivamente erano stati, ma vittime di quelli che nel paese volevano dominare, cioè i «galantuomini». Ma se tale credenza era in parte giustificata si deve anche ammettere specialmente che i Quici erano stati i perturbatori della tranquillità pubblica e i protagonisti della cronaca nera di Trivento e dei paesi finitimi.