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Marcello Scarano

Artista e interprete del paesaggio molisano (1901-1962)

Nacque a Siena 1901 da Nicola, professore di letteratura, che aveva ottenuto l’insegnamento in quella città, e da Annita d’Abbieri. Morì a Campobasso il 7 maggio 1962.

Abitazione di famiglia

Largo Nicola Scarano – La dimora della famiglia Scarano a Trivento era situata in questo largo, intitolato al padre dell’artista.

Vita

È stato definito il più importante pittore molisano del Novecento.  Nelle sue tele Scarano ha dipinto spesso le campagne e i paesaggi dei nostri territori e senza dubbio possiamo affermare che è stato un pittore con la Valle del Trigno nel cuore. Di lui Giuseppe Jovine, grande poeta e scrittore nativo di Castelmauro, racconta che

lavorava solitario, quando non montava il cavalletto nelle radure dei boschi di Trivento o di Castelmauro o in altre località campestri o marine della Frentania e della Pentria.

Scrisse Jovine che

lo si incontrava sempre solo, con la sua trasandatezza aristocratica di un estroso, sfuggente bohemien sempre pronto alla battuta salace e divertevole, che gli rischiarava gli occhi profondi e fuggitivi. Viveva apparentemente isolato dai centri direzionali della cultura nazionale, ma consapevole dei problemi dell’arte, ai quali sapeva dare un suo apporto critico originale e motivato.

Di lui scrisse il critico napoletano Valerio Mariani:

Nell’aver tenuto fede al carattere e, viene fatto di dire, al sapore della sua terra, egli ne ha interpretato il significato in una pittura che va considerata di importanza europea.

Su PIC Il Giornale si legge:

la sua pennellata, sbrigliata e guizzante, suggerisce misteriose atmosfere di sogno e di leggenda. 

Secondo Vittorio Scarano, che ha dedicato la sua tesi di laurea al pittore:

La potenzialità evocativa del colore, bilanciata dalla pennellata sintetica e rapida, riproduce il suo mondo rurale, le emozioni, il sentimento del dolore, della fatica, della pazienza, dell’abnegazione, della fierezza, della mitezza, della caparbietà, della religiosa rassegnazione: in un moto silenzioso affiora la tensione sociale dei suoi piccoli personaggi. Il suo paesaggio è quasi sempre racchiuso da una catena di monti, sintomo di un mondo chiuso, quasi impermeabile, ma la maestosità delle montagne si infrange nell’azzurro, il suo cielo azzurro in tutte le tonalità, segno di speranza e provvidenza.


Opere

Dopo l’infanzia e l’adolescenza a Siena, nel 1918 torna a Campobasso dove frequenta i corsi di pittura di Nicola Biondi e comincia a partecipare a diverse mostre. Nel 1922 a Roma frequenta gli artisti e i luoghi di ritrovo degli intellettuali, tra cui Scipione Mafai e Raphael Mazzacurati. La prima mostra personale è del 1926, a Campobasso, seguita dalla seconda nell’anno successivo. Nell’ambiente artistico campobassano conosce e frequenta Amedeo Trivisonno. Nel 1928 si trasferisce a Napoli dove tiene la terza mostra personale, frequentando l’ambiente artistico napoletano. Nel 1930 partecipa alla mostra del Sindacato fascista di Belle Arti campano, poi alla stessa in Abruzzo, quindi espone a Firenze. Premi e riconoscimenti diventano sempre più frequenti, e frequenti sono anche le sue partecipazioni ad esposizioni in Italia (Roma, Cremona, Milano, poi ancora Napoli, Francavilla a Mare) e all’estero (Hannover). Nel 1935 vince il primo premio del Ministero delle Corporazioni. Nel 1936, per una delusione amorosa, si rifugia a Colli al Volturno, dove ritrova se stesso, come traspare da un suo scritto, L’incanto delle Mainarde:

“il mistero delle luci, delle masse …posa su una inconcepibile scala cromatica”.

Nel 1937, alla 4° sindacale, è presente con 9 quadri, tra cui Il ritorno del legionario e Paesaggio molisano. Nel 1942 è invitato alla XIII Biennale di Venezia. Dal 1948 al 1959 partecipò al premio Michetti. Un numero considerevole di opere della cospicua produzione dell’artista è rappresentato dai ritratti (e autoritratti) soprattutto familiari (la sorella Silvia in particolare), che coprono il primo ventennio di attività. Un altro tema, profondamente caro all’artista, è il mondo contadino molisano, sia con i personaggi che con il paesaggio. Paesaggi molisani, Campobasso con il castello Monforte, Trivento con la valle del Trigno e i casolari, le Mainarde, Termoli e il mare sono temi ricorrenti in tutto l’arco della sua produzione. Dal Piccolo pastore (1925) alla Vallata del Trigno (1923), dal Mietitore (1930) alla Trebbiatura (1935), dal Contadino (1935) alla Raccolta del Grano (1940) con cui ottiene a Cremona il premio speciale “Triennale di Milano” e che mostra all’esposizione di Hannover. Altro filone a lui molto caro è il sacro, affrontato soprattutto nel decennio dal 1930 al 1940, con I Pellegrini e il Mese Mariano.

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