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Nicola Scarano

Critico letterario, docente e intellettuale molisano (1885-1942)


Nicola Scarano nacque a Trivento il 18 novembre 1865 da Luigi e Carolina Molinaro. Studio al Seminario di Trivento e si diplomò in liceo di Napoli. Conseguito il diploma, fu maestro nella badia di Montecassino, ove si dedicò allo studio della paleografia e della miniatura. Nel 1892 si laureò in Lettere e Filosofai a Napoli, ove seguì i corsi di filologia romanza del triventino professor Franceso D’Ovidio. Sposato con Annita D’Abbieri ebbe 5 figli: Maria, Marcello, Giuseppe, Silvia e Isotta. Durante un bombardamento della seconda guerra mondiale, il suo cuore malato non resse e morì a Campobasso il 12 novembre 1942.

Abitazione di famiglia

Via Torretta – La casa natale di Nicola Scarano a Trivento era situata in questa via del centro storico.

Vita

Professore di lettere italiane, filosofia, storia, latino e letterature straniere nei licei classici e istituti magistrali di Napoli, Siena, Pisa, Campobasso e alla Nunziatella di Napoli. Tre sono i temi principali del suo percorso umano e intellettuale: l’amore per la terra natia, l’infaticabile attività di docente, l’indomabile milizia critico-letteraria. Negli scritti si ammirano il pensiero limpido, la parola semplice, la sottile arguzia lo stile tutto personale.


Opere

Iniziò dallo studio del Petrarca, passò poi ai saggi danteschi, iniziò una monografia sul Manzoni, commentando gli Inni Sacri e I Promessi Sposi. Nel 1914 analizzò con particolare gusto e acume l’opera di Giovanni Verga; la critica gli valse due lettere di apprezzamento da parte dello scrittore siciliano. Scarano sottolinea l’importanza del linguaggio come elemento di autenticità del mondo verghiano, ed è sempre sensibile all’ambiente in cui è vissuto un autore, nel convincimento che proprio da esso l’opera trae “il suo nutrimento e le sue sembianze. Non dimenticò scrittori come Boccaccio, Ariosto, Tasso, Alfieri, Pascoli e Carducci. L’ultimo suo lavoro, la Storia della letteratura italiana, in tre volumi, rappresentò il punto di arrivo del suo lavoro critico.
L’attaccamento al paese di origine, si nota anche nei ritratti, bozzetti, miniature e disegni a matita di vedute e ambienti; una copia della Deposizione Borghese di Raffaello è nella navata destra della Cattedrale. Lo ritroviamo, insieme alla descrizione minuta dei costumi e delle tradizioni, in opere come La storia del brigantaggio di Trivento nel periodo murattiano, Novelle Paesane e nelle Cronache Paesane – festa di Maiella.
Dello Scarano, a cura della figlia Isotta, sono stati ristampati i Saggi danteschi, Napoli 1970; Francesco Petrarca, ibid. 1971; e i Saggi vari, ibid. 1972, che raccolgono gran parte degli scritti critici dello Scarano e contengono le indicazioni bibliografiche relative ai singoli saggi. Altre opere sono.: Don Liborio, Napoli 1908; Prolegomeni al Poema sacro, Campobasso 1931; Commento alla Divina Commedia, Palermo 1924, 1926, 1928; Storia della letteratura italiana, Milano 1937-1940.
La ricca corrispondenza epistolare è stata donata dagli eredi all’Archivio di Stato di Campobasso.

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